Crevalcore - Guida Turistica

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.: CREVALCORE
 Crevalcore (11.877 abitanti) è un comune in provincia di Bologna, a cui è stato conferito il titolo di città nel 2000. Si trova lungo la linea ferroviaria Verona-Bologna, tra le stazioni di San Giovanni in Persiceto a sud e San Felice sul Panaro a nord. Confina con la provincia di Modena e la provincia di Ferrara. Del toponimo Crevalcore sono state fornite diverse e contrastanti spiegazioni etimologiche; la più antica di cui si abbia notizia risale al XVI secolo ed è di Carlo Sigonio: "Castrum alterum Crepacorium ad disrumpendum cor hostium munivere" (1). Con l'espressione "castrum alterum" il Sigonio si riferisce alla costruzione di un secondo castello (Crevalcore attuale) compiuta dal Comune di Bologna fra il 1226 e il 1231 dopo la completa distruzione del precedente ad opera delle truppe dell'imperatore Federico II nel 1219. Sul versante letterario il Tassoni inventa una spiegazione ancor più allettante e fantasiosa: "Già vi fu morto Pansa e dal dolore nominata dai suoi fu Grevalcore" (2) riferendosi a un episodio delle guerre civili del 43 a. C., la cosiddetta "guerra di Modena".
  Della diffusione di un'etimologia legata alla parola cuore fa fede anche lo stemma del paese (tre cuori rossi in campo bianco) e ancor più il fatto che dopo la ricostruzione del 1231 il nome fu mutato in quello beneaugurale di Allegralcore. Una spiegazione etimologica più fondata collega invece il nome all'espressione latina crepa(tum) corium cioè pelle, scorza crepata, a designare una zona, al limite delle valli, in cui il ritirarsi dell'acqua nei periodi estivi produceva le tipiche screpolature dei terreni paludosi. La prima menzione certa del toponimo Crevalcore è in un documento del 1130 pubblicato dal Tiraboschi dove si parla di "casamentum unum juris Sancti Silvestri in castro Cravacuore" (3). Il castrum non sorgeva però nel luogo attuale, ma a poca distanza dai ruderi del più antico castello di Fultignano, già in rovina nel 1017, che si può ritenere facesse parte del sistema difensivo bizantino lungo il confine del Panaro. In alcune mappe secentesche dell'Assunteria ai confini e alle acque del Comune di Bologna (Bologna, Archivio di Stato) sono ancora indicate, in località Guisa, le vestigia di Crevalcore vecchio. Nonostante residui margini di incertezza derivanti dalla mancanza di recenti e approfonditi studi sull'argomento, l'origine di Crevalcore potrebbe così essere ricostruita: nei pressi dei ruderi di Fultignano il Comune di Bologna, avviato alla conquista del contado, intorno al 1130 costruì il primo castello in territorio appartenente all'Abbazia nonantolana che proprio in quegli anni, essendo in conflitto con Modena, si era consegnata ai bolognesi; tale castello fu diroccato nel 1219 nel corso delle guerre intraprese da Federico II per riaffermare l'autorità imperiale. I bolognesi lo ricostruirono (1231) 3 km a nord-ovest in posizione più prossima al Panaro (che allora scorreva lungo l'attuale via Argini) in forma quadrata con un impianto urbanistico regolare. Al nuovo castrum (chiamato "Crevalcore nuovo" in una carta del 1231 del Registro nuovo del Comune di Bologna) (4) fu mutato il nome e si chiamò Allegralcore mentre il castello diroccato venne chiamato Crevalcore vecchio. "Allegralcore" non riuscì però ad attecchire e a un secolo di distanza si ritornò, anche nei documenti ufficiali, all'antica denominazione. Il castello non ebbe vita facile; per richiamarvi gente dalle zone limitrofe allo scopo di disporre di un maggior numero di braccia per la difesa furono concesse esenzioni fiscali che ne fecero un "borgo franco", ma nel 1239 nuovamente fu investito dalle milizie di Federico II, occupato e incendiato.
 Dopo un'ulteriore ricostruzione il Senato bolognese considerò l'opportunità di un più rapido collegamento con Bologna che avrebbe permesso l'invio di rinforzi con maggiore celerità; tra il 1245 e il 1250 fu tracciata la nuova strada che, congiungendo in linea retta Borgo Panigale con Persiceto e Crevalcore, prese il nome di Persicetana. Alla fine del XIII secolo si fecero ulteriori opere di fortificazione e venne rafforzata la guarnigione di stanza nel castello a causa delle lotte con gli Estensi, insediatisi a Modena nel 1289. Il XIV secolo fu particolarmente ricco di scontri, assalti, colpi di mano, sia nelle contingenze delle lotte tra Geremei e Lambertazzi sia a causa dell'occupazione viscontea. I Pepoli, cedendo il dominio di Bologna ai Visconti, si erano riservati i castelli di Persiceto e Crevalcore, ma Giovanni da Oleggio; che governava a nome dell'Arcivescovo Giovanni Visconti, imprigionò Jacopo Pepoli e si fece consegnare i due castelli. Deciso a recuperare Bologna, di cui l'Oleggio si era proclamato signore nel 1359 dopo la morte dell'Arcivescovo, Bernabò Visconti, giunto con un esercito, prese Crevalcore; Bologna era stata nel frattempo ceduta al Papa e il Legato pontificio, cardinale Egidio Albornoz, si era attestato a Persiceto. Per alcuni anni si ebbe una situazione di tensione con scaramucce e scontri finché, avendo la meglio le truppe pontificie, il Visconti fu costretto a ritirarsi. A Crevalcore si svolsero nel 1364 le trattative di pace, concluse con la cessione del castello al Legato. La minaccia viscontea si riaffacciò con maggior vigore nel 1385, dopo l'ascesa al potere di Giangaleazzo: Crevalcore fu teatro di importanti fatti d'arme nel 1390, tra l'esercito del duca e Alberigo da Barbiano, comandante delle truppe bolognesi. Nel 1389, in previsione di un attacco visconteo, essendo il più esposto dei castelli bolognesi, era stato nuovamente fortificato, rinforzato il palancato di travi che lo cingeva e rinsaldato il terrapieno. Sono anni convulsi: nel 1403 si arriva alla pace seguita, a Crevalcore, da otto anni di dominio estense. Dopo la cacciata del legato pontificio (1411) si accesero estremamente aspre le lotte tra le fazioni dei Bentivoglio dei Canetoli i quali, avendo a Crevalcore folte schiere d partigiani, usarono il castello come base operativa nel vano tentativo di impadronirsi del potere. Solo al consolidarsi definitivo della signoria bentivolesca ebbe inizio un lungo periodo di pace. Ciò rese possibile una serie di risistemazioni idrauliche chi sortirono l'effetto di ridurre l'estensione delle valli e acquistare alla coltura nuovi terreni. Fra le opere idrauliche di maggior rilievo va annoverato lo scavo del Cavamento Foscaglia, gettantesi in Panaro all'altezza di Finale, per il quale si rese necessaria una trattativa con gli Estensi.